mercoledì 19 luglio 2023

3. L'ultimo giorno di Albus



Un tempo, ero il mero spettatore del mondo che mi circondava. Osservavo, inerte, le vite degli altri fluire intorno a me, una marea iridescente che mi lambiva senza mai penetrare. Oggi, però, ho scelto di cambiare. Ho deciso che sarei stato io a tenere le redini del mio destino, io l'artefice della mia trama vitale, non avrei mai pensato che la mio cambiamento sarebbe stato così breve...
Questa mattina, all'alba di questo nuovo capitolo, ho rivestito la mia pelle di un'armatura di seta. Un abito da odalisca, verde come il muschio che ricopre la pietra antica, tempestato di brillanti di diamante da un carato, gemme preziose che si adagiavano sulla stoffa come stelle sul manto notturno. Ho deciso di tornare là dove tutto ebbe inizio.
Mi sono diretto alla piazza dell'Albero, un luogo sacro del mio passato. Ricordo ancora quando provai a danzare con le finestre, un'audacia che costò a Spire parecchie vite e disagio. Ma oggi, non avevo paura. Ho iniziato a danzare, abbandonandomi al ritmo dei miei sonagli, un ritmo a sette ottavi, un ritmo sincopato e meraviglioso, ben lontano dalla cacofonia di quella squallida banda di un tempo.
E così, abbandonandomi completamente alla danza, ho sentito che le finestre hanno iniziato a ballare con me, scivolando via al mio passaggio, accompagnando i miei volteggi e piroette. L'euforia mi ha pervaso, un'onda travolgente che mi ha trascinato in una danza sempre più acrobatica e spericolata. Sentivo il caos di cui sono figlio risuonare in ogni movimento, assorbivo la sofferenza che mi circondava, trasformandola in una danza, dimostrando a Spire che la bellezza è la via, la via alla redenzione.
Poi, al culmine del ballo, ho avuto una rivelazione. Preparandomi per un grand jeté en tournant, ho notato un fascio di luce che proveniva da una finestra. E mi sono immerso in essa, lasciando che la luce del sole inondasse il mio corpo. Ma nemmeno il sole può sfiorare la bellezza, e i suoi raggi hanno deviato, rimbalzando sui diamanti che tempestavano il mio abito, creando un caleidoscopio di luce che ha illuminato la piazza. 
Mi sono voltato, e ho osservato la folla che si era radunata attorno a me. Alcuni applaudivano, altri piangevano, travolti dall'emozione. E ho pensato: "Povera piccola Spire, assetata di un anelito di vento che essa stessa soffoca."
Dopo il ballo, mi sono cambiato. Ho scelto un abito di broccato nero, sobrio ma elegante, e mi sono recato al covo di Sator. Ho apprezzato la delicatezza delle piccole gentilezze che Sator mi riserva, come quella sedia imbottita che ha fatto pulire apposta per me.
Lì, ho incontrato anche Banc. Insieme, abbiamo discusso sulla situazione. Ci siamo resi conto che il Culto potrebbe volerci sacrificare a chissà quale entità, e abbiamo deciso che le opzioni praticabili sono due: trovare la tipografia che stampa i volantini, o interrogare i Signori del Quartiere d'Avorio.
Piazza dopo piazza, siamo arrivati al direttore del giornale La Fornace, Flamebane. Un uomo burbero e polveroso, pieno di pregiudizi e razzismo. La sua indole sgradevole non ne facilitava la conversazione. Nonostante questo, Sator e Banc hanno iniziato a parlare con lui, sfruttando la sua sete di gossip. Hanno parlato della sparatoria durante il mio vecchio spettacolo e dell'increscioso incidente al torneo di Orbit, cercando di distorcere la verità a nostro vantaggio. Nonostante tutto, mi ha fatto piacere che Flamebane concordasse che il mio coinvolgimento in quegli infausti eventi fossero solo maldicenze.
Purtroppo, Flamebane non ha potuto fornirci informazioni sui volantini, ma ha rivelato che i condotti erano sovraffollati e che potrebbero essere la fonte dei volantini. Banc e Sator hanno deciso di indagare, io ho declinato l'offerta, preferendo evitare la polvere e le trappole per i ratti giganti.
Invece, ho deciso di seguire la seconda pista, quella che mi avrebbe portato dai Signori del Quartiere d'Avorio. Sono andato dalla mia Signora e le ho chiesto di intercedere per me per un incontro con Alas, un altro, insieme a lei, dei Signori. Un Drow ricco, il cui odio per il prossimo era quasi tangibile, un odio così smisurato da comprendere sé stesso.
Il suo palazzo era enorme, ma trasandato. Il nostro incontro è stato un delicato balletto di cortesie e insinuazioni. Una danza mortale che ho ballato insieme a Sator in cui abbiamo cercato di ottenere quante più informazioni possibili senza destare sospetti o offendere. Sator incalzando in una sfida di Black Jack il servitore Lejto e io affrontando Alas di persona.
Il risultato, però, è stato insoddisfacente. Alas pur dimostrandosi disposto ha trattare ha fatto capire di non essere coinvolto nella congiura e a quanto mi sembra di intuire nel caso fosse ammagliato da una magia lui al momento non se ne sta accorgendo, purtroppo per uscire da quella situazione ho dovuto promettergli dei favori che non sono sicuro di poter mantenere.
Tornato al Vermisian, ho riflettuto sui miei amici Jaidro e M.S., in estrema difficoltà a causa mia. Stavo cercando di capire come aiutarli quando ho sentito una voce familiare. Mi sono girato e M.S. apparve davanti a me, in condizioni deplorevoli, le sue parole risuonarono come un canto di resurrezione, "Speravo di trovarti qui, finalmente ti ho trovato". In un impeto di gioia sfrenata, mi lanciai verso di lui, felice di ritrovare un amico che temevo perduto per sempre. Ma nel mezzo di quella gioia, un terribile gelo si insinuò nel cuore della festa. Un bruciore improvviso, acuto, dal mio costato. Sento un liquido caldo, come una sorgente inaspettata, che cola lungo il mio fianco. Guardo in basso, in un tempo che sembra distendersi all'infinito, e vedo una macchia rubino che sta invadendo il mio abito di broccato nero. Come un sipario che cala improvviso, l'oscurità avvolge la luce della mia gioia. Un pensiero inesorabile si fa strada nel mio spirito: questa potrebbe essere l'ultima volta che danzo nel teatro della vita.

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